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250310

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Ci sono stati anni, tempo fa, in cui le mie scelte di vita mi hanno portata a contatto con il mondo, anni in cui ho imparato che la vita può portarci il bene o il male, ma dobbiamo accettare ciò che ci porta e sfruttarlo sempre come un arricchimento per noi stessi.
Ho conosciuto tante persone provenienti da paesi diversi, dagli usi e costumi più disparati e contrastanti; bè, ci siamo accettati, conosciuti e voluti bene.
Credo che nella vita, bisogna conoscere prima di esprimere il proprio parere , e poiché la materia del mondo è così infinitamente grande, penso che ognuno di noi debba fare tutto ciò che gli è possibile per conoscerne la maggior quantità possibile, solo così potremo permettere a noi stessi di esprimere un parere in merito a quello che non ci appartiene, e sempre con umiltà. La penso così.
Personalmente sono arcistufa di sentire commenti crudeli di ogni sorta verso i musulmani “che sono tiranni, terroristi, crudeli” e “aaaaaaah cosa fanno a quelle povere donne!”: ma chi afferma queste cose un musulmano lo conosce? Il corano l’ha letto? Si è davvero informato? Ha mai pensato che forse ci sono delle donne che sono felici della loro vità così com’è e non la cambierebbero con la nostra?
Oggi vi ho accennato al fatto di aver avuto un fidanzato musulmano: sono state infinite le volte in cui ho assistito a frasi, della serie di cui sopra, pronunciate nei suoi confronti davanti a me, anche da parte di alcuni tra i miei più cari amici: per quanto riguarda me,ogni volta era come ricevere una coltellata; per quanto riguarda lui è sempre stato così signore da non alzare mai un dito contro queste persone, e da limitarsi a rispondere con sorrisi di circostanza a persone la cui una amica era l’ignoranza.
Perché le persone sono così gratuitamente cattive?
Perché per il suo solo aspetto dalla pelle più scura, per la lingua diversa, per la sua religione,per la sua provenienza, spesso un individuo in questo paese non è nemmeno degno di ricevere un lavoro oppure di prendere una camera in un albergo?
Io non credo che se si sta bene a casa propria, ci sia il bisogno di spostarsi in un paese che non ci vuole, dove la vita sarà dura, e dove non saremo accettati in tutta probabilità! Ritengo che ci voglia coraggio per rifarsi una vita lontano da quello che è famigliare, e ancora di più se si sa di andare incontro a condizione davvero avverse al nostro arrivo.
La storia ha sempre messo qualcuno dei cittadini del mondo, in ogni suo istante, davanti a questo problema …E se capitasse a noi? Se fossero gli italiani, a essere in condizioni tali da doversene andare da casa loro? A loro piacerebbe essere discriminati così??
Se così fosse allora capirei il loro comportamento, ma nutro molti dubbi in proposito…
Eppure sarebbe così facile compare un libro in più, leggere un altro giornale (o leggerne almeno uno!!), aprire un sito internet, cercare di fare amicizia con la mamma del compagno di asilo del nostro bambino, quella velata però, non quella con la minigonnagiropassera!
Mi rendo conto che non basterebbe! Non basterebbe perché un libro reca con sé l’interpretazione dell’autore, perché leggere di un luogo non vuol dire conoscerlo, perché nella traduzione di una lingua il significato può cambiare, perché un viaggio ci fornisce sempre e solo un limitatissimo aspetto della realtà di un luogo,e tante altre cose, però sarebbe comunque un inizio.
Si si, lo so che questa è un’utopia, ma io ci spero sempre..forse faccio male perché le illusioni hanno sempre un prezzo,però se ognuno di noi si sforzasse sempre di “provare a saperne” davvero qualcosa prima di aprire bocca sarebbe davvero bello,non trovate?

mammasandra

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Messaggio il Mer 14 Apr 2010, 08:25  soleeluna74

Che dirti.............non è mia abitudine giudicare i libri dalle copertine, però a volte è difficile riuscire a socializzare con persone di altri paesi, perchè sono proprio loro a non volerlo fare. Alla materna con Gabri c'era una bambina pakistana e ho prrovato e riprovato a parlare con sua madre ma il massimo che riuscivo ad ottenere era un ciao quando si degnava di dirlo. Non perchè non conoscesse la lingua, con la bambina a volte parlava in italiano. I compagni cinesi che sono adesso a scuola con Gabri hanno genitori che parlano solo fra di loro, e se provi anche solo a salutare ti lanciano certe occhiate..............Insomma qui c'è un vecchio detto: per fare un fosso ci vogliono due rive.

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